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Si è chiusa il 4 agosto, con la celebrazione eucaristica presieduta dal vicario generale don Vito Fracchiolla, la prima esperienza dell’anno internazionale di Noviziato. Un anno dal programma intenso che alle lezioni sui voti e sul carisma paolino dentro e fuori casa ha fatto lavorare i novizi su due progetti: un progetto di vita comunitario, che mirava a costruire la comunità e un progetto di vita individuale che si proponeva di far maturare ogni singola persona.

La partenza non è stata facile per il fatto che, come ci siamo definiti fin dall’inizio, eravamo “la comunità delle cinque nazioni” per la varietà delle nostre provenienze e delle nostre culture. Per questo nel progetto di vita comunitario abbiamo voluto fin dall’inizio mettere un punto fermo, scegliendo come slogan “creare l’unità nella diversità”. Alla fine di questa nostra esperienza i volti distesi e sereni di tutti ci dicono che è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta.

Il mio primo ringraziamento va a tutto il governo generale per la loro vicinanza, in particolare a don Salud e don Celso, con cui abbiamo potuto preparare un programma di studi tanto intenso e ben organizzato. Non è da tutti avere le opportunità di apprendimento che sono state offerte a questi novizi. Oltre alla generosità di tanti, ci ha favorito la facilità di raggiungerci, in quanto abitiamo vicino a Roma.

Per questo il mio secondo ringraziamento va ai docenti paolini che grande impegno (e talvolta con sacrificio) hanno mostrato ai novizi chi noi paolini siamo, come ci muoviamo e dove vogliamo andare. Il carisma del fondatore, gli elementi portanti della spiritualità paolina, la vita in comunità e la missione che ci è stata affidata sono stati i fari che hanno rischiarato il nostro cammino.

Nell’omelia della celebrazione eucaristica don Vito si è rivolto ai giovani là presenti con le seguenti parole che mettono un po’ il sigillo su quanto abbiamo appena detto qui sopra: «Facciamo memoria di questi doni e ricordiamoceli quando le situazioni della nostra vita ci porteranno ad affrontare situazioni e momenti nei quali la nostra stessa vocazione potrà entrare in crisi. Dio è fedele e non si tira indietro, mai. Disponiamoci al nostro incontro con Lui rinnovando anche noi la nostra fedeltà a Lui e affidandoci alla sua misericordia di Padre».

Nella quarta di copertina del libretto della celebrazione eucaristica i novizi hanno voluto inserire una frase del Primo Maestro che è tutto un programma. Don Alberione afferma: «Si entra nel noviziato come buoni cristiani per uscirne religiosi; una vera trasformazione di mente, cuore, abitudini, voleri. Si cambia stato... È il più importante anno della vita».

Ora che i novizi sono tutti in procinto di prendere l’aereo per tornare nel loro Paese di origine, e là fare la loro prima professione, chiediamo loro di portare nel cuore quanto don Vito ha detto alla fine dalla sua omelia: «Continuate a studiare i testi del nostro Fondatore, accanto alla formazione scolastica o professionale che avrete prossimamente, esigete sempre dai vostri Formatori e Superiori anche una formazione paolina continua. Continuate ad avere i punti di riferimento e di alimento che avete avuto durante il noviziato: la mensa della Parola e dell’Eucarestia, la visita quotidiana, la preghiera. Non perdeteli per strada e non tralasciateli. Ne va di mezzo il senso e il valore della nostra vocazione. Abbiate, come Maggiorino Vigolungo di cui abbiamo celebrato i cento anni della sua morte, abbiate ideali alti: “Voglio farmi santo, veramente santo, sul serio santo, davvero santo”».

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