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Una attiva, l’altra contemplativa. Una discorsiva, l’altra dialogico-relazionale. Una verbale, l’altra corporale. Una razionale, l’altra emotiva. Una tecnica e meccanica, l’altra spontanea e dinamica. Una lineare e unidirezionale, l’altra circolare e interattiva. Una metodica e sistematica, l’altra semplice e aperta. Una gerarchica, l’altra orizzontale. Una autoreferenziale, l’altra collaborativa... Visto il titolo di questo intervento, si può subito certamente pensare che le caratteristiche menzionate sopra si riferiscano ai due personaggi evangelici, le grande amiche di Gesù: Marta e Maria. Tuttavia ho anche in mente due differenti modi di comunicare, due paradigmi della comunicazione, due modelli diversi, ma complementari, esattamente come le sorelle di Betania.

Marta può essere identificata come il prototipo della comunicazione sociale, o massmediale, avvolta nel suo attivismo e organizzazione. Sempre in movimento, alla ricerca di risultati, incapace di fare delle pause o silenzi. Come un rubinetto sempre aperto, ne riversa il contenuto indipendentemente dal fatto che qualcuno lo beva oppure no. C’è un ritmo e una frequenza che non possono essere interrotti. Le macchine non possono fermarsi. In questo paradigma, nato dopo l’invenzione della stampa grazie a Gutenberg, ma sviluppatosi soprattutto con i media ad energia elettrica come il cinema, la radio e la televisione, la comunicazione è stata vista come trasmissione di dati e di informazioni. È un modello di comunicazione tecnica che lavora giorno dopo giorno, producendo e diffondendo materiali, spesso senza conoscere esattamente i suoi effetti, poiché il feedback è scarso. Sono contenuti preparati da “dentro”, da uno studio o da un ufficio.

Maria, a sua volta, può essere vista come il prototipo della comunicazione interpersonale, non verbale, dialogica, interattiva, presenziale. Questo paradigma esprime il significato originario ed etimologico della parola comunicazione (co + munis + catio), cioè l’arte di mettere in comune, di rompere l’isolamento, di creare la comunione, di condividere idee, sensazioni, esperienze. Una comunicazione orizzontale e relazionale, segnata dall’interazione, dal dialogo e soprattutto dall’ascolto, ma limitata nel tempo e nello spazio.

Maria, nella pericope di Luca 10,38-42, ascolta Gesù, per imparare. A differenza di Marta, che, sedotta dal suo attivismo e dai buoni risultati, pensa di possedere la verità e sapere cosa è meglio per i suoi destinatari, al punto da osare di precisare persino a Gesù cosa lui dovrebbe fare e dire. Poiché crede di essere completa ed efficiente, è incapace di migliorare se stessa, di cambiare, di perfezionare. Solo l’ascolto e il confronto con gli altri consentono l’evoluzione nel processo dialettico. È solo attraverso l’ascolto che è possibile creare relazioni, comunità e reti, perché questo è accogliente, comprensivo, saggio. È l’ascolto e il dialogo che ci fanno crescere e migliorare. Ecco perché Gesù dice che Maria, colei che ascolta, ha scelto la parte migliore.

Tuttavia, come le due sorelle sono importanti per Gesù – come vediamo più chiaramente nel brano di Giovanni 11,1-44 – così entrambi i modelli sono importanti per una comunicazione efficace. Non è sufficiente ascoltare la Parola, dobbiamo anche metterla in pratica. I due paradigmi sono complementari tra loro e non rivali. Nell’ambiente e nella cultura digitale – questa nuova agorà in cui abitiamo – vediamo chiaramente come essi convergono, creandone un terzo. Contenuto e forma, relazioni e piattaforme, azione e riflessione, emittente e interlocutore, voce e silenzio, comunicazione verbale e non verbale, personale e sociale, sono tutti elementi chiave nella comunicazione digitale e in rete, che vivono in armonia e si arricchiscono a vicenda.

Per un buon compimento dell’apostolato paolino nell’ambiente digitale, e in questo nuovo paradigma della comunicazione, è fondamentale imparare da Marta e Maria. Sono entrambe prototipi della comunicazione, ma sono soprattutto icone della complementarità: lavoro di squadra, differenza di doni messi insieme, membri che insieme fanno funzionare il corpo, ecc. Nel Vangelo di Giovanni vediamo come ognuna delle due sorelle, nella sua particolarità, ha qualcosa da offrire a Gesù e alla comunità cristiana. Marta, prima di fare una profonda professione di fede (cfr. Gv 11,27), elabora una teologia della risurrezione in un dialogo razionale e verbale, nel quale Gesù condivide la sua mente, la sua verità. Con Maria Gesù piange, condivide i sentimenti, il cuore, in un linguaggio emotivo e non verbale. Da questa complementarità affiora la vita nuova: la risurrezione di Lazzaro.

Potremmo anche dire che questa complementarità comprende la duplice dimensione della vocazione / identità paolina: discepolo e sacerdote. Storicamente uno si è avvicinato a Marta – tecnico, meccanico, manuale –, l’altro si avvicinava a Maria – intellettuale, creativo, sacro. Nella comunicazione digitale le due dimensioni devono andare insieme, essere complementari nella vocazione unica di essere “editore”, come ribadito dalle nostre Linee editoriali (2018). Uno deve imparare dall’altro, lasciandosi aiutare da Cristo, come le sorelle di Betania. È interessante vedere che, nella narrazione di Giovanni, è Marta che per prima va verso Gesù, un chiaro segno di conversione e maturazione. Dopo l’esortazione di Gesù (“Marta, Marta!”) e di sentirlo dire che l’ascolto è essenziale (“è la parte migliore”, Luca 10,42), Marta impara la lezione e prende l’iniziativa di andare incontro a Colui che riconosce come la via, la verità e la vita. E con lui ora dialoga. Marta chiamerà anche sua sorella Maria, inserendola nel processo comunicativo, allargando così la comunicazione e i suoi effetti.

Come Marta e Maria, i discepoli e i sacerdoti paolini devono essere aperti a nuove forme di comunicazione e di relazione. Devono convertirsi e crescere per rispondere meglio alla volontà di Cristo. Devono essere in grado di ascoltare la Parola e tradurla in azione, in progetti, in evangelizzazione. Sacerdoti e discepoli, sull’esempio delle sorelle del Vangelo, sono complementari e altrettanto importanti, perché solo insieme arrivano alla integralità su cui ha tanto insistito Don Alberione. Soltanto insieme possono imparare cosa vuol dire essere un vero “discepolo di Gesù” e così trovare nuovi modi e linguaggi per rinnovare la nostra missione e portare vita nuova alla società contemporanea.

 

* Darlei Zanon, discepolo paolino, è consigliere generale.

Agenda Paolina

19 Dicembre 2018

Feria (viola)
Gdc 13,2-7.24-25; Sal 70; Lc 1,5-25

19 Dicembre 2018

* FSP: 1928 a Verona (Italia).

19 Dicembre 2018

SSP: D. Carmine Salerni (1981) - D. Girolamo Casolari (1990) - D. Pascual Leviste (2000) - Fr. Salvatore Giuseppino Lanza (2011) • FSP: Sr. Giacinta Gomes (1966) - Sr. Giuseppina Albesiano (1983) • PD: Sr. M. Antonietta Mineo (2003) • SJBP: Sr. Angelina Barattin (2011).