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MESSAGGIO DEL SUPERIORE GENERALE 
DON VALDIR JOSÉ DE CASTRO

 AI PAOLINI PARTECIPANTI
ALLA 67a FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI FRANCOFORTE

 14 ottobre 2015

  

Un cordiale saluto – anche a nome dei membri del Governo generale – ad ognuno di voi, responsabili a livelli diversi delle nostre Edizioni, radunati in questo incontro con i Consiglieri generali don Jose Pottayil e fratel Darlei Zanon.

La vostra presenza esprime in modo concreto che vogliamo camminare insieme, come “unico editore multimediale”, nonostante le difficoltà e le sfide che troviamo nell’ambito specifico del nostro apostolato. Questo significa che abbiamo coscienza dell’importanza di non essere delle isole, ma al contrario adoperare tutti i canali di comunicazione a nostra disposizione per creare sinergia, per protenderci in avanti nella nostra missione.

La partecipazione ad un evento culturale di così grande rilievo, oltre a permetterci di creare “ponti”, diventa anche un’opportunità per riflettere sulla nostra identità che, di conseguenza, ci porta a definire le nostre scelte editoriali. Accanto alle migliaia di case editrici che espongono le loro pubblicazioni alla Fiera di Francoforte, che cosa ci differenzia da loro? Che cosa ci caratterizza come editoria dall’identità paolina? Dalle nostre pubblicazioni, dai nostri cataloghi e, più in generale, da tutte le nostre attività editoriali, si può riconoscere che siamo una continuazione del “Vangelo” di Gesù, vissuto allo stile di San Paolo? È continuazione dell’evangelizzazione per raggiungere i lontani, così come l’aveva ‘pensata’ il Beato Alberione? L’unico marchio che apponiamo sulle nostre pubblicazioni è una firma che testimonia la nostra identità inconfondibile, riconoscibile e riconosciuta nella sua linea editoriale a livello mondiale?

Erano queste alcune delle domande che faceva don Silvio Sassi, nostro compianto Superiore generale, nel discorso che aveva preparato per lo stesso incontro dell’anno scorso, in commemorazione del Centenario di fondazione della nostra Congregazione e che anch’io desidero riprendere per chiarire e orientare sempre meglio il nostro modo di operare nella comunicazione.

Senza dubbio una delle caratteristiche dell’editoria paolina è quella di essere aperta alle necessità degli uomini e delle donne del nostro tempo e rispondere pastoralmente, in questo contesto, al compito di annunciare il Vangelo e di parlare di tutto cristianamente.  È ancora molto attuale ciò che disse don Giacomo Alberione in un Congresso di religiosi, ripetendo le parole del Card. Elia Dalla Costa: “O guardiamo coraggiosamente la realtà, al di là del piccolo mondo che ci attornia, ed allora vediamo urgente un rivolgimento radicale di mentalità e di metodo; oppure, nello spazio di pochi anni, avremo fatto il deserto attorno al Maestro della vita; e la vita, giustamente, ci eliminerà come tralci morti, inutili, ingombranti” (CISP, p. 807).

Una casa editrice lavora con le idee. Infatti, “non saranno le belle case o le macchine – per quanto necessarie siano – che renderanno fecondo e duraturo il nostro apostolato, bensì le idee che avremo fatto fermentare nel fondo degli spiriti” (Don Valentino Gambi, Bollettino San Paolo, Febbraio 1955).

In questo senso, è una sfida per tutti noi e per voi in modo particolare che operate nelle edizioni, mettere in pratica la prima priorità del X Capitolo generale che ci chiede di “rinnovare creativamente il nostro slancio missionario a servizio della Parola con nuove iniziative sostenibili, per i non credenti, i lontani e i poveri, con nuove aperture, in nuovi territori, con i nuovi linguaggi della comunicazione”.

Gesù, il Maestro, illumini tutti voi perché possiate, nella gioia e con tanta speranza, rispondere al servizio della evangelizzazione sui passi dell’Apostolo Paolo.

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