Typography

Don Alberione visse il Concilio in prima persona, quale padre conciliare, e vi partecipò con il suo stile, che il gesuita p. Enrico Baragli descrisse così: “Lo vedo ancora nell’Aula conciliare, seconda tribuna a destra, sotto l’altoparlante. Pregare raccolto durante la Messa; ascoltare in silenzio, durante le discussioni; di tanto in tanto prendere qualche nota”. Non prese mai la parola, ma ne fu intensamente partecipe, come attestano i suoi contributi scritti (raccolti nel volume Don Alberione al Concilio Vaticano II di don Andrea Damino ssp) e l’esultanza per l’approvazione del decreto Inter Mirifica. Per il Concilio pregò e invitò a pregare; ne parlò con assiduità ai suoi figli e figlie, accentuandone l’aspetto pastorale; negli anni 1966-1968 riservò i pensieri del Calendario Paolino ai documenti conciliari, avvertendone la vitalità e la ricchezza.

 

A questo straordinario evento ecclesiale, additato da Giovanni Paolo II come “la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX” e “sicura bussola per orientarci nel cammino” (Novo Millennio ineunte, 57), si accosta l’Agenda Paolina. Brevi testi conciliari dettano le intenzioni di preghiera e orientano i pensieri del mese; qua e là, trapelano le impressioni, le premure e le attese del nostro fondatore che fu presente.

 

L’Anno dedicato alla Vita consacrata, pensato nel contesto delle celebrazioni per i 50 anni del Concilio Vaticano II, motiva ulteriormente questo “fare memoria” del grande appuntamento ecclesiale.